Venice International Short Film Festival  5ºedizione 30 Aprile > 8 Maggio 2004

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Vinterberg

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2005-02-21
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I Film

LAST ROUND
SIDSTE OMGANG

1993, Danimarca
34 min, colore

THE BOY WHO WALKED BACKWARDS DRENGEN
DRENGEN DER GIK BAGLÆNS

1994, Danimarca
37min, 35mm, colore

   

Una Intervista a Thomas Vinterberg: il destino del cortometraggio

Quali pensi potrebbero essere le differenze fondamentali tra il linguaggio del lungometraggio e quello del corto?

Beh, per cominciare direi che non c'è molta differenza, credo.
E' tanto difficile fare corti quanto fare i lunghi.
Io dico sempreche quando si fa un cortometraggio ci vuole la stessa quantità di lavoro. Semplicemente non ci si mette così tante settimane di riprese ma tutta la preparazione dei personaggi, tutto il lavoro psicologico e con la storia è grande e difficile tanto quanto il lungometraggio.
Il linguaggio, poi, è lo stesso. L'unica cosa che cambia è che, dal momento che la forma è più breve, ha bisogno di più chiarezza e semplicità che è alla fine proprio il motivo per cui mi piacciono molto i corti.
Ma come quando si confronta un brano musicale lungo con uno breve sia i parametri che i ritmo rimangono gli stessi, così lo stesso si può dire del corto e del lungometraggio.

Ecco quindi che ci può essere un film di cinque minuti e uno di due ore (quando peò io parlo di corto mi riferisco normalmente ad un film tra I 40 minuti e l'ora anche se ovviamente ci possono essere film molto più brevi che non superano i quindici minuti che a loro volta hanno delle loro peculiarità di formato). Ma anche qui troviamo sempre la stessa cosa: dobbiamo creare delle cose, delle vite, dei personaggi e una storia sia nell'uno che nell'altro.

Sappiamo tutti che un cortometraggio non può essere considerato solamente come il primo passo per la maggior parte dei registi per fare un lunometraggio. Quindi, quale pensi sia il problema del corto? Credi si tratti di più di un fatto espressivo o economico?

Penso che principalmente sia un problema di distribuzione, un problema pratico quindi. Non c'è la consuetudine di mostrare cortometraggi perchè non si riesce a far sì che la gente vada a verderli.
L'unico via da seguire per I corti è quella della televisione e dei festival e dire che si tratti solo del primo passo per i giovani per fare cinema non è giusto perché fare un corto è tanto difficile quanto fare un lungo e forse ancor più complicato per la questione della chiarezza.
So anche che c'è una tradizione che vede I nuovi film come film corti e penso che alla fine sia una buona tradizione perché sembra meno terrorizzante fare un corto piuttosto che un lungo ma non è solo questo. Penso infatti che il cortometraggio di per se stesso sia sottostimato e non è solo una ragione pratica perchè la causa prima va imputata alla distribuzione.

Quindi ci può essere una soluzione al problema?

Non sono sicuro che ci sia una soluzione.

Pensi che in futuro possa però ottenere almeno più attenzione tra il pubblico?

Veramente non so. Penso che la televisione contnui ad essere importante per questi film e credo che forse I registi di cortometraggi si uniscano per mettere insieme I loro corti e farne un lungo in modo da poterlo vendere. Lo hanno già fatto però e penso abbia funzionato solo una volta con "New York stories" quindi alla fine non credo di avere una soluzione, mi dispiace.

Nella comunicazione super veloce di oggi, il cortometraggio potrebbe essere il linguaggio del futuro?

Ciò è vero per molte ragioni innanzitutto perché I corti sono fatti dai giovani. Il cortometraggio potrebbe quindi diventare una frontiera assolutamente moderna e innovatrice dove sia possibile sperimentare.
C'è infatti un desiderio disperato tra i giovani cineasti di attirare l'attenzione e per farlo si provano molte cose diverse.
E' per questo che mi piace così tanto vedere I corti. Dietro ogni corto infatti si nasconde sempre un regista accanito, ambizioso, giovane e instancabile…quasi sempre…

Dato il grande successo riscosso dai tuoi cortometraggi, prevedi di tornare a farne degli altri?

Non lo so.
Forse sì ma non ne sono sicuro perché sono legato ora a questa casa di produzione che non se ne fa nulla dei corti. Ma, a dire il vero, non mi dispiacerebbe. Mi piacciono molto ma allo stesso tempo c'è qualcosa che mi trattiene e cioè il fatto di sapere che nessuno li vedrà mai.
Questo è il problema.
Comunque ribadisco che mi piacerebbe e farò in modo di tenerlo presente. Di fatto ho già considerato l'idea l'anno scorso quando mi offrirono di realizzare insieme ad altri registi europei un film sull'11 settembre. Un film quindi su New York con un gruppo di bravissimi registi ognuno facendo il suo corto sull'argomento. Progetti come questi possono avere un seguito ma…ma sì, dai, terrò in considerazione l'idea di fare un corto.

Una breve biografia

Nato nel 1969, Thomas Vinterberg entra alla Scuola nazionale di cinema di Danimarca nel 1989 come il più giovane studente che la scuola abbia mai avuto. Si laurea nel 1993 con il cortometraggio "Last Round" che viene nominato all'Academy Award nel 1994.

Nel 1994, Thomas Vinterberg gira il corto "The Boy Who Walked Backwards" che vince diversi premi. Nel 1995, dà vita insieme al suo amico regista Lars von Trier al movimento cinematografico Dogma 95. L'anno successivo dirige il suo primo lungometraggio intitolato "The Greatest Heroes" che riceve tre premi dalla Danish Film Academy e altri a Rouen e a Madrid. Nel 1997 realizza il primo film fatto secondo le regole del Dogma: "The Celebration". Il film ottiene una quantità spropositata di riconoscimenti in tutto il mondo; tra gli altri: il Premio Speciale della Giuria al Festival di Cannes del 1998, il Fassbinder Award agli European Film Awards (1998), l'L.A. e il N.Y. Film Critics Awards (1998), sette premi dalla Danish Film Academy e tre premi dalla Danish Film Critics Society.

Nel 2000 Thomas Vinterberg e gli altri tre fratelli del Dogma dirigono l'esperimento Dogma per la televisione: "D-Day". Al Festival di Cannes del 2003 presenta il suo ultimo film "It's all about love". L'attesissimo nuovo progetto di Thomas Vinterberg è "Dear Wendi", un film in lingua inglese scritto da Lars von Trier e che prevede un cast internazionale. Le riprese sono cominciate nell'estate del 2003.